Il mercato oggi/ieri (Parte 1)

Written by Silvano Lodi silvano

Gennaio 5, 2021

Il mercato dell’arte contemporanea, a mio avviso, è soggetto a speculazioni ed è regolato dalle tendenze dettate da poche gallerie e galleristi economicamente potenti ed è  visto come una sorta di investimento a breve termine. Ovviamente concetto completamente sbagliato ma coerente con il mondo di oggi. Coinvolge un pubblico vasto, spesso modaiolo, poco informato e meno collezionistico.

Purtroppo ho notato che sono spariti i collezionisti, quelli veri, quelli che avevano risparmiando, a disposizione un budget annuale da spendere in arte, attenti ai contenuti , alla storia e alla qualità. Oggi l’arte contemporanea è diventata parte della globalizzazione dei mercati e delle culture attraverso gli strumenti delle fiere, case d’aste, web e spesso ricchi collezionisti che vengono coinvolti in “operazioni” di marketing studiate a tavolino.

 

Il mercato dell’arte antica al contrario è meno soggetto a speculazioni. Anzi è piuttosto selettivo anche perché richiede una certa preparazione. Perciò chi si avvicina all’arte antica di solito inizia dai libri, visite a musei e mostre. In un’opera di arte antica è importante la conservazione, l’autore, l’epoca e le pubblicazioni con relative schede attributive. Conta molto la qualità, più importante dell’attribuzione. Io stesso acquisto opere che mi colpiscono qualitativamente, e solo dopo mi preoccupo dello studio e ricerca attributiva. Ovviamente non è completamente immune da momenti eclatanti di mercato e prezzi record, come ad esempio il Leonardo da Vinci gestito con grande furbizia di marketing, sfruttando la globalizzazione dei mercati. Resta però un’eccezione.

 

 

Anche i collezionisti che si approcciano a questi due mercati hanno caratteristiche differenti. I collezionisti di contemporaneo sono guidati dall’idea di speculare e sono vittime del marketing di oggi nel nostro settore. Quelli dell’antico sono i veri amanti dell’arte, si informano, studiano e spesso ne sanno più loro dell’antiquario stesso.

Nonostante mi sento più a mio agio nel mercato dell’antico, da sempre mi occupo anche di contemporaneo. Per quanto mi riguarda trovo naturale la coesistenza di uno con l’altro apprezzo soprattutto le fiere dove è possibile presentare opere di “Old Masters” e opere d’arte contemporanea insieme amalgamate in un unico ambiente. È qui che sta la sfida, un contemporaneo che posto accanto a un maestro di antico di 400 anni prima, regge il confronto, cioè insieme trasmettono armonia. 

 

Le fiere di antico sono spesso caratterizzate da una certa eleganza dove l’opera d’arte assume ancora una certa importanza. Ne è esempio TEFAF di Maastricht.  A mio avviso il futuro per gli operatori del settore starebbe proprio nel saper unire le due epoche. Questo potrebbe portare uno scambio generazionale di pubblico, e smuovere un mercato stagnante e fermo. Uno stimolo per artisti e operatori del settore.

 

 

Ovviamente anche il ruolo del gallerista varia nei due diversi mondi: nel contemporaneo deve mantenere pubbliche relazioni, contatti con giornalisti, essere attivo sul web, fare ricerche di marketing e promuoversi attraverso fiere e gallerie; nell’antico si deve occupare di studio e ricerca e di collaborare con studiosi e musei, soprattutto l’antiquario è ancora oggi quel personaggio che segue il suo fiuto attraverso l’occhio della passione verso il bello e non rincorre sempre il portafoglio (ma sono pochissimi oramai) .

Da “Un Gallerista tra Antico e Contemporaneo” di Maria Elena Massarelli.

Master Economia e Management Per L’Arte e la Cultura

 

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